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ARENA: «PERSONE AL CENTRO E REGOLE MIGLIORI»

Mettere le persone al centro, garantire regole uguali per tutti, specializzarsi: questa la “ricetta” per risollevare le sorti dell’economia, ma anche della società, fornita a Verona Fedele dal presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena in una intervista che appare sul settimanale in edicola questa settimana. In un periodo di grandi cambiamenti epocali urge un deciso cambio di passo e, in certi ambiti, una vera e propria inversione di rotta, dice in sostanza Arena.

 

“E’ fondamentale per me ma non per questione ideologica bensì pratica, mettere le persone al centro di tutto”, dice Paolo Arena al giornalista Nicola Salvagnin. “Non è stato fatto e ne subiamo le conseguenze”. “Quando sono arrivate le “lenzuolate” di liberalizzazioni, non se n’è tenuto conto”, incalza Arena. “C’erano alla base motivazioni economiche, ci si è scordati di quelle sociali, della vita delle persone. Si pensi alle aperture 365 giorni all’anno. È stato un errore clamoroso pensare che queste avrebbero portato più affari. Alla fine i fatturati si sono spalmati su più giorni, ma sono rimasti quelli: però è cambiata la vita di chi lavora nel commercio e anche economicamente non ci siamo: stesse entrate per maggiori costi fissi”.


E sull’e-commerce il presidente di Confcommercio Verona non ha dubbi: “la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, non il contrario. Qui stiamo andando verso una rivoluzione sociale ancor più che economica, con le persone sole e chiuse nelle loro case, con la perdita dei negozi di quartiere, dei punti fisici di riferimento, delle abitudini giornaliere, della consulenza di persone a cui puoi rivolgerti prima, durante e dopo”.


Il venditore di oggi e di domani, per Arena, “deve diventare un consulente specializzato, un punto di riferimento; deve saper investire in nuovi servizi, affinarli, allargare la cerchia del business, non rimanere passivo davanti allo tsunami. Guardiamo ad un esempio positivo: sull’alimentare c’è un’inversione di tendenza. Stanno tornando i negozi di vicinato, la piccola bottega che ti dà il prodotto freschissimo, di qualità, oppure mo- dellato secondo le tue esigenze. Qui l’e-commerce non è competitivo e la grande distribuzione soffre i cambiamenti di una società sempre più anziana, sempre meno bisognosa di enormi spese che riempiono il bagagliaio dell’auto”.


In un periodo di crisi per i centri commerciali, che si stanno cannibalizzando, “il piccolo commercio - aggiunge Arena - deve specializzarsi e diventare un coccola-clienti, mentre la politica deve cambiare rotta e capire più gli interessi della società italiana, che quella di singoli settori. Si pensi alla questione fiscale e contributiva. Il negoziante fisico deve pagare tasse sui redditi da lavoro, contributi Inps e Inail, imposte locali di vario tipo, affitti... Amazon e chi per lei, cosa paga? E cosa lascia sui territori nei quali fa affari? Già questo è un dumping inaccettabile, una concorrenza sleale che finora è stata tollerata”.

 

“Io non sono assolutamente per la politica degli incentivi, delle mance: bisogna invece che tutti siano messi nelle condizioni di gareggiare ad armi pari. Quello bravo, farà molta strada; quello bravino, galleggerà. Il mediocre salterà come è giusto che sia. Ma questa è la vita, questo il corretto svolgimento di una gara che deve smettere di vedere qualcuno molto più avvantaggiato di tutti gli altri”, la conclusione di Arena.




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